Oltre 600 ALPINI alla Cerimonia del 24/12/2016

Oltre 600 alpini hanno partecipato sabato 24 dicembre alla cerimonia natalizia nel Bosco delle Penne Mozze, a Cison di Valmarino. Un appuntamento tradizionale, giunto alla 21a edizione, che quest’anno ha assunto un tono più solenne, in quanto preparatorio alla grande Adunata del Piave, in programma a Treviso dal 12 al 14 maggio 2017. L’evento infatti è stato patrocinato dal Comitato Organizzatore dell’Adunata e organizzato dalle quattro Sezioni ANA di Vittorio Veneto (in primis poiché il bosco rientra nel territorio di competenza), Conegliano, Valdobbiadene, Treviso; erano presenti tutti e quattro i presidenti sezionali: Francesco Introvigne, Giuseppe Benedetti, Valentino Baron, Raffaele Panno insieme al presidente del Comitato del Bosco Claudio Trampetti. Tra le autorità i sindaci di Cison Cristina Pin e di Follina Mario Collet con la fascia tricolore mentre il sindaco di Conegliano Floriano Zambon ha voluto essere alpino tra gli alpini. Presenti inoltre i consiglieri nazionali Renato Genovese e Michele Dal Paos (componenti del COA) e il Colonnello comandante del 7° Reggimento Alpini Antonio Arivella nonché il presidente della Sezione ANA di Belluno Angelo Dal Borgo e una delegazione di alpini abruzzesi; 7 i vessilli sezionali, oltre ai 4 trevigiani Belluno, Bolognese Romagnola, Venezia e un totale di 120 Gagliardetti.

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Emozionante l’immagine del Bosco al tramonto con le 2403 stele dedicate ai soldati trevigiani caduti e centinaia di alpini schierati.

Accorato il discorso del presidente nazionale dell’ANA Sebastiano Favero che ha riportato l’attenzione ai valori alpini, in un periodo di crisi, violenze, paura. “Il nostro auspicio e impegno va all’unità e alla pace, senza cui non si può guardare al futuro con speranza”.

Alla pace facevano riferimento i brani sulla prima Guerra Mondiale letti durante la cerimonia coordinata da Roldano De Biasi, vicepresidente Sezione ANA Vittorio Veneto: tutte lettere dal fronte nella quali non si parlava di morte e immani sofferenze, che pure ci sono state, ma di racconti sulle tregue di Natale accese come lumi lungo le linee del fronte in tutta Europa, Italia compresa.

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La lettura è stata arricchita dal canti del Coro Col di Lana diretto dalla maestra Sabrina Carraro e dalle preghiere del diacono Gino Poletta. Suggestiva la benedizione dello spadino di Giacomo Lucheschi, originario di Colle Umberto e allievo della Scuola Militare Teuliè di Milano.

Infine l’accensione del ceppo natalizio il cui scopo in questi tempi bui è: “illuminare le nostre case ma anche il nostro cuore”.

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Raduno al Bosco delle Penne Mozze, 45esima edizione : in migliaia gli alpini rispondono “presente”

Dalla Grande Guerra alle emergenze nazionali, gli alpini rispondono sempre “presente”. Questo il messaggio che giunge forte dal 45esimo raduno al Bosco delle Penne Mozze che si è svolto ieri, domenica 4 settembre, a Cison. Questo tradizionale appuntamento di fine estate nel commovente memoriale cisonese, non è mai un momento banale. Sarà per la qualità dei relatori, sarà per la solennità del luogo, ma i messaggi che partono dal Bosco delle Penne Mozze fanno sempre riflettere.

Tanti i momenti suggestivi, dalla “Foglia” apposta “all’Albero del Ricordo” dalle sezioni di Roma e Udine, alla Santa Messa solenne, alle orazioni ufficiali. Tantissimi i sindaci del territorio, a testimoniare lo stretto legame degli alpini con le genti venete.

E’ stata anche la” prima” al Bosco di Cison di Francesco Introvigne in qualità di presidente della sezione Ana vittoriese. E’ spettata a lui la lettura della preghiera dell’alpino, al fianco del vescovo di Vittorio Veneto Corrado Pizziolo, a segnare una ritrovata armonia tra la sezione e la curia dopo le incomprensioni del passato. Richiamandosi alla parabola evangelica il vescovo ha esortato i giovani a rendersi disponibili, sul modello degli alpini, per fare della propria vita un dono.

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Ad emozionare le migliaia di penne nere ci ha pensato il Past President Nazionale, Corrado Perona, che ha eletto il “Bosco delle Penne Mozze” a meta obbligatoria dell’adunata del Piave 2017. Con la sua carica umana ha ricordato il sacrificio di tanti giovani e i patimenti delle terre venete che si sono trovate al fronte nella Grande Guerra. Perona ha poi esortato le istituzioni ad essere istituzioni con la “I maiuscola”. Il presidente emerito ha dato un’anticipazione che segna una svolta epocale; all’adunata nazionale del 2017 a Treviso sfileranno anche gli “amici degli alpini”. Si tratta di familiari, amici e simpatizzanti, aggregati Ana con tanto di tessera, ma senza cappello. Sono moltissimi e rappresentano la linfa vitale per il futuro dell’associazione.

Il generale Renato Genovese partendo dal ricordo di tante giovani vite alpine spezzate, è arrivato all’attualità del terremoto che ha devastato il centro Italia. Sono ottocento gli alpini che stanno lavorando nelle zone colpite dal sisma. Sarebbero potuti essere molti di più, ma la Protezione Civile necessitava di questo numero di penne nere. Il generale si è soffermato soprattutto sul “post-emergenza”, quando saranno da ricostruire le scuole e gli edifici pubblici necessari per ritornare alla normalità. Gli alpini allora ci saranno, come al solito, come sempre.

 

45° RADUNO al BOSCO

DOMENICA 4 SETTEMBRE 2016, si svolgerà il 45° raduno al “Bosco delle Penne Mozze”.

Oratore ufficiale : Past President Nazionale CORRADO PERONA

Sacerdote Officiante: Monsignor CORRADO PIZZIOLO VESCOVO di VITTORIO VENETO

Apporranno la FOGLIA sull’albero del Ricordo le Sezioni di ROMA e UDINE.

Interverrà il CORO A.N.A. della SEZIONE VITTORIESE.

La manifestazione fa parte della programmazione di  “ASPETTANDO L’ADUNATA del PIAVE “

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LA CITTA’ DELLA VITTORIA

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Il 24 ottobre 1918 iniziava sul monte Grappa una forte azione dimostrativa: gli italiani avevano come obiettivo il monte Pertica ed il Prassolan, raggiunti e perduti diverse volte: solo in quella giornata morirono circa 3000 soldati. Il 25 ed il 26 ottobre riprendeva la battaglia sul Grappa, mentre la piena del Piave impediva alla nostra 3a armata di attraversarlo.

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Ad ogni azione italiana corrispondeva una decisa contro azione austriaca, ogni tentativo di sfondare era destinato al fallimento. All’alba del 27 ottobre gli austriaci rioccupavano il monte Pertica, ma a causa della nebbia fittissima erano investiti dal tiro della propria artiglieria e poi da quella italiana, tanto da essere costretti al ritiro. Finalmente il 28 mattina alcuni ponti gettati sul Piave permettevano alle truppe della 3a armata di superarlo e di entrare in battaglia; tra loro vi erano inglesi e francesi. La situazione volgeva sempre più a favore dell’esercito italiano; lentamente si allargava la breccia nelle linee austriache che, per tentare di richiuderla, arretravano le truppe; il 29 il generale Boroeviç telegrafava al suo Comando Supremo che, dopo cinque giorni di battaglia e senza che lo sforzo italiano accennasse a diminuire, la capacità di resistenza delle truppe era seriamente compromessa. In realtà nell’esercito austriaco dilagava il rifiuto di continuare la guerra, e diserzioni e ammutinamenti erano sempre più numerosi. Il 30 ottobre le armate partite dal Piave erano alle porte di Vittorio Veneto, mentre gli austriaci in ritirata opponevano ancora qualche resistenza. Il 31 iniziava il ripiegamento delle truppe imperiali sul Grappa; resistevano solo quelle sulle Alpi.
Il 1° novembre l’esercito italiano iniziava l’inseguimento del nemico lungo la valle del Piave, verso Longarone; a sera il generale Boroeviç chiedeva ancora al suo Comando se l’esercito doveva continuare combattere contro l’Italia.

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Il 2 novembre, le armate italiane del Trentino passavano all’attacco e gli austriaci in rotta iniziavano il ripiegamento verso la Val Pusteria. Il 3 novembre ad Abano, a villa Giusti, alle 15, era firmato l’armistizio tra l’Italia e l’Austria-Ungheria.
Il 4 novembre 1918 per l’Italia terminava la Grande Guerra.
“La guerra contro l’Austria-Ungheria, che sotto l’alta guida di sua Maestà il Re – Duce Supremo – l’esercito Italiano, inferiore per numero e per mezzi, iniziò il 24 maggio 1915 e con fede incrollabile e tenace valore condusse ininterrotta ed asprissima per quarantun mesi, è vinta…” (Armando Diaz, Proclama della Vittoria

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